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NOGAREDO (TN) Spesso confuso con la vicina Villa Lagarina, il comune di Nogaredo si trova sulla riva dell'Adige opposta a Rovereto, a pochi km da Trento, esteso per un territorio che va dai 226 ai 600 metri s.l.m.. Il comprensorio entro cui è inserito è la Vallagarina.
L'imponenza delle montagne circostanti rende difficile l'individuazione ottica del paese, ma grazie all'omonima denominazione dell'attigua area di servizio sull'A22 ed il "colpo d'occhio" offerto dal sovrastante Castel Noarna, non è difficile trovare questo luogo circondato tra le coltivazioni di mele ed uva che contribuiscono alla notorietà della regione.
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Le prime notizie di
Nogaredo risalgono agli inizi del secondo millennio, ma un
notevole sviluppo demografico si ebbe nel 1600. Attualmente il Comune
conta circa 1700 abitanti ripartiti nel capoluogo, nei piccoli e
suggestivi abitati di S.Lucia e Molini, nelle frazioni di Brancolino, Noarna e Sasso: tutti i paesi sono
circondati dalle verdi campagne della riva destra dell'Adige. |
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Salendo dalla Valle dei Molini imboccando il bivio verso Noarna, troviamo il castello sulla destra oppure, uscendo dal paese di Noarna, di fronte. L'immobile è di proprietà privata, sede di un'azienda vitivinicola.
Il nome Castelnuovo (menzionato già nel secolo XII) fa supporre l'esistenza di un edificio più vecchio e reperti di tombe romane e longobarde, rinvenimenti come una spada in bronzo, una spada ritenuta di epoca longobarda e monete romane, lo confermano. L'attuale aspetto dell'edificio è il risultato di più fasi costruttive, che risalgono al 1500-1600.
Nel '200 in possesso dei
vescovi, appartenne fino alla fine del 1200 ai Conti di Castelnuovo, passò poi
al potente casato dei Castelbarco (i cui feudi comprendevano, tra l'altro, anche
il castello di Sabbionara d’Avio) fino al 1486 quando Giorgio e Paride di Lodron
lo assalirono e conquistarono.
Nella seconda metà del 1800 la famiglia Lodron si trasferì nel palazzo di Nogaredo e il castello venne utilizzato prima solo come residenza estiva, poi, verso la fine del secolo, definitivamente abbandonato. Dal 1974 il castello è proprietà della famiglia Zani.
Il primo nucleo fu
costruito sui resti di una fortificazione di epoca romana a guardia della rete
viaria del tempo e a controllo della navigazione sul fiume Adige. Nella parte centrale troviamo l'elemento fondamentale per la struttura difensiva di un castello: il Mastio (risalente al XIII secolo e non modificato da successive ristrutturazioni), formato da una torre ornata da una merlatura guelfa, due locali di guardia e le immancabili (per un castello) prigioni, dove furono rinchiuse le streghe di Nogaredo. Da notare anche gli archi a tutto sesto in pietra rossa nei muri circondanti il mastio.
Dal cortile del mastio si accede alla Cappella, con navata a crociera. La pala sull'altare (datata 1580 e attribuita a Paolo Naurizio) rappresenta l’incoronazione della Vergine e sono raffigurati anche i Santi Nicola e Francesco. La cappella fu dedicata a S. Nicola sia in onore di Nicolò Lodron, che la commissionò, sia per il motivo che tale santo era il protettore dalle pestilenze che a quell’epoca infestavano la valle. Prima di lasciare la cappella, vale la pena di notare, sopra la porta da cui siamo entrati, la loggia lignea decorata con motivi floreali da cui la famiglia Lodron assiteva alle funzioni religiose.
Tornati nel cortile,
accediamo all'atrio, con una bella volta affrescata con festoni, putti, gli
stemmi delle famiglie Lodron, Castellalto e Arco, episodi mitologici. Gli affreschi della volta dello scalone d'onore (seconda metà del 1500) richiamano quelli di Michelangelo della Cappella Sistina di Roma: troviamo la creazione degli Astri, la separazione della luce dalle tenebre e una figura di Ignudo. In basso, profeti e sibille. Nelle lunette sono raffigurate scene cavalleresche ambientate nelle valli trentine (nella lunetta a fianco della porta gotica si riconosce la Vallagarina con Castel Noarna, Castel Pietra e Castel Beseno). Salendo al piano superiore, si accede alla Stuba Magna, arricchita con affreschi raffiguranti le guerre d’indipendenza e religiose dei Paesi Bassi. Furono realizzati per le nozze di Massimiliano Lodron (figlio di Gasparo Lodron e Anna Berka) e Sibilla Fugger, nel 1602. Nella sala troviamo rappresentati gli stemmi delle famiglie Lodron, Berka e Fuggerù
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Costruzione molto significativa per arte e storia, da sempre residenza nobiliare dei Lodron insediatesi sul territorio lagarino sin dal 1456, è ricordato in modo particolare come sede del tribunale nei processi alle streghe nel periodo 1647-1717.
I Lodron, uno dei casati più
importanti del Trentino, erano originari della zona a nord del lago d'Idro, con
possedimenti nelle valli Giudicarie, Rendena, del Chiese, fino alla Vallagarina,
quando risposero alla chiamata del principe Vescovo di Trento, Giorgio Ilack. I
conti di Castelbarco si rifiutavano infatti da alcuni anni di chiedergli il
rinnovo delle rocche di Castelnuovo, Castellano, Nomi e Castelcorno. Il Vescovo
allora incaricò i Lodron di colpire gli infedeli feudatari e così Marco di
Caderzone, col padre Giorgio e lo zio Pietro, occupò Castelnuovo (ora Castel
Noarna) e obbligò alla resa gli altri tre castelli. Come ricompensa, il vescovo
affidò in feudo ai Lodron i castelli di Castelnuovo e Castellano.
Verso la metà del Cinquecento
il ramo di Vallagarina si divise così nelle due linee di Castelnuovo e
Castellano (che si estinse con la morte del conte Antonio, il quale fu parroco
di Villalagarina e poi del duomo di Salisburgo).
Paride Lodron morì nel 1653 e
fu sepolto nel duomo di Salisburgo. Lo stemma della famiglia Lodron viene così descritto: il campo dello scudo è di colore rosso con un leone rampante d'argento, con la coda bifida intrecciata tre volte - cimiero: il leone del campo dello scudo nascente dalla corona. Oltrepassato il portone che immette nel palazzo da Via Conti Lodron, ci si immerge nel verde del giardino dei ciliegi (come dice il nome, con molte piante di ciliegio); verso monte, un muro di cinta con una bella fontana con un leone che regge il motto "Fortitudo", emblema dei Conti Lodron. L'ingresso nobile del palazzo è sormontato da una statua in pietra calcarea che rappresenta un ufficiale imperiale in armatura (probabilmente lo stesso Nicolò). La porta nord immette in un bel viale alberato con ippocastani, fra due mura, che conduce alla località S.Lucia. Il cortile è aperto al pubblico.
Il palazzo è disposto su tre
lati: un lungo corpo centrale e due ali.
Nelle sale del palazzo oggi
si tengono concerti, manifestazioni culturali, si festeggiano matrimoni. Nel
salone ogni autunno, in occasione del Festival Mozart di Rovereto viene fra
altro eseguita la "Serenata Lodron ("Lodronische Nachtmusik"), che Mozart aveva
composto a Salisburgo per i Lodron. La contessa Antonia Lodron era amica dei
Mozart, che abitavano nella stessa via. Wolfgang Amadeus e la sorella Nannerl
davano lezioni di pianoforte alle figlie della contessa. Il concerto per tre
pianoforti, il K242, fu composto da Mozart per la contessa Antonia e le figlie
Aloisia e Giuseppa Lodron. Quel concerto e due divertimenti del 1776-77, il K247
e il K278, che sono noti con il nome di Lodronsche Nachtmusiken (Serenate
lodroniane) sono dedicati alla contessa stessa.
Il centro del Palazzo è
formato dalla sala del giudizio, dove furono tenuti i processi alle streghe. Il
salone fu anche adibito a salone per concerti e Mozart pare fosse rimasto
entusiasta dall'acustica di questa sala. Anche oggi, come allora, serate
musicali, concerti o conferenze trovano in questa sala un ambiente ideale e
speciale.
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In era cristiana, e ancora tutt'oggi, tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio avvengono le rogazioni, cioè processioni religiose lungo le strade di campagna, un auspicio del mondo contadino per i raccolti della nuova stagione. Nel mondo contadino, la festa del calendimaggio è quindi l'annuncio della rinascita della natura dopo i rigori dell'inverno, l'auspicio ad un buon raccolto, e in un certo senso anche il segno della rinascita dell'uomo, la vittoria della luce sul buio, della magia buona sulle malefiche stregonerie.
La notte di Santa Valpurga,
il 30 aprile, era la notte magica della veglia in cui si cacciavano le streghe
(personalizzazione di ogni paura) e si strappavano le frasche dai noccioli per
costruire le bacchette dei maghi, e il primo maggio rappresentava il passaggio
dalla paura delle forze del male alla luce della primavera e del nuovo raccolto,
una notte liberatoria dalle vecchie paure e bene augurante per la nuova
stagione. Nogaredo, legato anticamente alle streghe (le ultime processate e condannate nel 1647), trova nel Calendimaggio il simbolo della magia oltre la paura, della riflessione sul femminile e sulla ricerca del ben essere inteso come armonioso equilibrio della persona.
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Nogaredo dista ca. 23 km da Trento e ca. 75 da Verona.
In automobile:
La stazione dei treni più vicina si trova nel Comune di Rovereto.
L'aeroporto più vicino è il Valerio Catullo di Verona Villafranca a Caselle di Sommacampagna
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IL TESTO E' TRATTO DAL SITO PUBBLICO DEL COMUNE DI NOGAREDO
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UNA PRODUZIONE DE "Il Portale del Mistero"
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