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NOGAREDO (TN)

Spesso confuso con la vicina Villa Lagarina, il comune di Nogaredo si trova sulla riva dell'Adige opposta a Rovereto, a pochi km da Trento, esteso per un territorio che va dai 226 ai 600 metri s.l.m.. Il comprensorio entro cui è inserito è la Vallagarina.

 

L'imponenza delle montagne circostanti rende difficile l'individuazione ottica del paese, ma grazie all'omonima denominazione dell'attigua area di servizio sull'A22 ed il "colpo d'occhio" offerto dal sovrastante Castel Noarna, non è difficile trovare questo luogo circondato tra le coltivazioni di mele ed uva che contribuiscono alla notorietà della regione. 

 

 

Le prime notizie di Nogaredo risalgono agli inizi del secondo millennio, ma un notevole sviluppo demografico si ebbe nel 1600. Attualmente il Comune conta circa 1700 abitanti ripartiti nel capoluogo, nei piccoli e suggestivi abitati di S.Lucia e Molini, nelle frazioni di Brancolino, Noarna e Sasso: tutti i paesi sono circondati dalle verdi campagne della riva destra dell'Adige.
Le case del centro storico, le strette vie e caratteristiche piazze richiamano alla mente ricordi di vita rurale e tranquilla, quella tranquillità che ancora tutt'oggi regna da queste parti..

 

La storia di questo paese è principalmente legata all'appartenenza alla giurisdizione della nobile famiglia Lodron, di cui è testimone lo storico Palazzo Lodron, principalmente ricordato come sede del tribunale dell'inquisizione che nel 1647 tenne uno degli ultimi processi alle streghe in Trentino: furono condannate quattro donne del posto, con l'accusa di aver dato la morte a bambini e bestiame, adorato Satana, preparato pozioni magiche e causato malattie. Questi fatti vengono ricordati storicamente con la manifestazione "Calendimaggio a Nogaredo dele strie".

Nonostante la grande influenza lodroniana, la gente riuscì comunque a occuparsi della gestione della cosa pubblica adottando (nel 1760) uno statuto votato dai capi famiglia e reso esecutivo dall'approvazione da parte del conte Ernesto Maria Lodron, la Carta di Regola, la quale fu proibita sotto il dominio austriaco in quanto considerata "illecita combriccola di popolo".

Dal lato urbanistico, la Piazza Centrale di Nogaredo è racchiusa dalle vecchie case del centro storico, ora ristrutturate, abbellite da portali e cortili interni.
In questa piazza vi era anche una grande fontana con lavatoio, che è stata ristrutturata e collocata nel piazzale sul retro del Municipio.
Piazza Centrale è dominata dall'elegante Palazzo Candelpergher, ora sede comunale.
A fianco del palazzo si può notare la parte originaria della Chiesa Parrocchiale di San Leonardo: una cappella ottagonale (datata 1728), cui è stato aggiunto un ampliamento quadrangolare in nel 1949. La pala interna, dedicata a S.Leonardo, è opera del pittore G.B.Baroni.
All'altro lato del Palazzo, via Conti Lodron ci inoltra nel Palazzo Lodron.

In occasione della festa del Calendimaggio, i portici e i cortili della piazza si animano: vengono organizzate mostre (di pittura, di lavori dell'artigianato locale), si possono assaporare piatti caratteristici accompagnati da un buon bicchiere di vino di produzione locale, il tutto contornato da musica, cori, spettacoli a carattere medioevale e non, legati sempre ai temi del Calendimaggio.

 

Lasciandoci alle spalle l'abitato di Noarna con i suoi caratteristici vicoli e proseguendo lungo Via Scuole, prima di arrivare nella frazione, sulla sinistra, troviamo il Maso Sasso, oggi ristorante. A lato dell'inizio del viale di accesso al Maso si può ammirare un tabernacolo con un bel portico, dedicato alla Madonna.

Sasso, edificato su ripiano morenico, è un caratteristico paese agricolo circondato tutt'ora da vasti e rigogliosi vigneti.

Si arriva subito in Piazza della Fontana, dove troviamo una grande fontana (datata 1868) con fresca acqua potabile, circondata da verdi ippocastani. Troviamo poi la Chiesa in onore di San Matteo del XVII secolo.
Sulla strada che porta a Reviano (Comune di Isera) troviamo l'edificio delle ex Dame Inglesi di Rovereto (1827) con intorno un grande vigneto, in fondo al quale, a sud, su un alto poggio sostenuto da ampi archi, troviamo il "belvedere" con l'antica e maestosa quercia, sotto la quale la tradizione popolare vuole che le "strie" (streghe) si riunissero per il loro sabba.

 

 

 

 
 

Posto su un rilievo collinare e immerso nel verde, Castelnuovo (o Castel Noarna) domina con la sua mole l’intera Vallagarina.

Salendo dalla Valle dei Molini imboccando il bivio verso Noarna, troviamo il castello sulla destra oppure, uscendo dal paese di Noarna, di fronte. L'immobile è di proprietà privata, sede di un'azienda vitivinicola.

 

Il nome Castelnuovo (menzionato già nel secolo XII) fa supporre l'esistenza di un edificio più vecchio e reperti di tombe romane e longobarde, rinvenimenti come una spada in bronzo, una spada ritenuta di epoca longobarda e monete romane, lo confermano. L'attuale aspetto dell'edificio è il risultato di più fasi costruttive, che risalgono al 1500-1600.

Nel '200 in possesso dei vescovi, appartenne fino alla fine del 1200 ai Conti di Castelnuovo, passò poi al potente casato dei Castelbarco (i cui feudi comprendevano, tra l'altro, anche il castello di Sabbionara d’Avio) fino al 1486 quando Giorgio e Paride di Lodron lo assalirono e conquistarono.
Con Nicolò Lodron il castello assunse l'aspetto attuale: da fortificazione di uso difensivo venne trasformato in edificio residenziale. Nicolò, investito del feudo nel 1532, sposò Gentilia Contessa d’Arco (dalla quale ebbe un figlio - Gasparo) e in seconde nozze Beatrice di Castellalto.
 

 

Nella seconda metà del 1800 la famiglia Lodron si trasferì nel palazzo di Nogaredo e il castello venne utilizzato prima solo come residenza estiva, poi, verso la fine del secolo, definitivamente abbandonato. Dal 1974 il castello è proprietà della famiglia Zani.

Il primo nucleo fu costruito sui resti di una fortificazione di epoca romana a guardia della rete viaria del tempo e a controllo della navigazione sul fiume Adige.
Si accede al castello varcando un cancello e seguendo il viale fino al ponticello soprastante il fossato che circonda l'immobile e ci immette oltre le mura, passando attraverso la torre di guardia. Ai lati del portale si notano ancora oggi i fori per le catene del ponte levatoio in legno una volta esistente, gli stemmi dei conti Lodron col leone rampante e dei conti d'Arco. Oltrepassata la torre, una gradinata ci conduce al secondo posto di guardia, formato da un portone e una finestra con inferriata, a fianco un muro merlato con i segni del camminamento delle guardie.

Nella parte centrale troviamo l'elemento fondamentale per la struttura difensiva di un castello: il Mastio (risalente al XIII secolo e non modificato da successive ristrutturazioni), formato da una torre ornata da una merlatura guelfa, due locali di guardia e le immancabili (per un castello) prigioni, dove furono rinchiuse le streghe di Nogaredo. Da notare anche gli archi a tutto sesto in pietra rossa nei muri circondanti il mastio.

 

Dal cortile del mastio si accede alla Cappella, con navata a crociera. La pala sull'altare (datata 1580 e attribuita a Paolo Naurizio) rappresenta l’incoronazione della Vergine e sono raffigurati anche i Santi Nicola e Francesco. La cappella fu dedicata a S. Nicola sia in onore di Nicolò Lodron, che la commissionò, sia per il motivo che tale santo era il protettore dalle pestilenze che a quell’epoca infestavano la valle. Prima di lasciare la cappella, vale la pena di notare, sopra la porta da cui siamo entrati, la loggia lignea decorata con motivi floreali da cui la famiglia Lodron assiteva alle funzioni religiose.

Tornati nel cortile, accediamo all'atrio, con una bella volta affrescata con festoni, putti, gli stemmi delle famiglie Lodron, Castellalto e Arco, episodi mitologici.
 

Gli affreschi della volta dello scalone d'onore (seconda metà del 1500) richiamano quelli di Michelangelo della Cappella Sistina di Roma: troviamo la creazione degli Astri, la separazione della luce dalle tenebre e una figura di Ignudo. In basso, profeti e sibille. Nelle lunette sono raffigurate scene cavalleresche ambientate nelle valli trentine (nella lunetta a fianco della porta gotica si riconosce la Vallagarina con Castel Noarna, Castel Pietra e Castel Beseno).

Salendo al piano superiore, si accede alla Stuba Magna, arricchita con affreschi raffiguranti le guerre d’indipendenza e religiose dei Paesi Bassi. Furono realizzati per le nozze di Massimiliano Lodron (figlio di Gasparo Lodron e Anna Berka) e Sibilla Fugger, nel 1602. Nella sala troviamo rappresentati gli stemmi delle famiglie Lodron, Berka e Fuggerù

 

 

 

 

Il Palazzo Lodron di Nogaredo, circondato da verdi vigneti, è citato per la prima volta nel 1553. Una scritta sopra il portale d'ingresso indica che fu edificato su preesistenze per volere del Conte Nicoló Lodron nel 1593. E' ancora di proprietà della famiglia Lodron.

Costruzione molto significativa per arte e storia, da sempre residenza nobiliare dei Lodron insediatesi sul territorio lagarino sin dal 1456, è ricordato in modo particolare come sede del tribunale nei processi alle streghe nel periodo 1647-1717.

I Lodron, uno dei casati più importanti del Trentino, erano originari della zona a nord del lago d'Idro, con possedimenti nelle valli Giudicarie, Rendena, del Chiese, fino alla Vallagarina, quando risposero alla chiamata del principe Vescovo di Trento, Giorgio Ilack. I conti di Castelbarco si rifiutavano infatti da alcuni anni di chiedergli il rinnovo delle rocche di Castelnuovo, Castellano, Nomi e Castelcorno. Il Vescovo allora incaricò i Lodron di colpire gli infedeli feudatari e così Marco di Caderzone, col padre Giorgio e lo zio Pietro, occupò Castelnuovo (ora Castel Noarna) e obbligò alla resa gli altri tre castelli. Come ricompensa, il vescovo affidò in feudo ai Lodron i castelli di Castelnuovo e Castellano.
 

Verso la metà del Cinquecento il ramo di Vallagarina si divise così nelle due linee di Castelnuovo e Castellano (che si estinse con la morte del conte Antonio, il quale fu parroco di Villalagarina e poi del duomo di Salisburgo).
Personaggio importante della famiglia fu Paride Lodron, arcivescovo di Salisburgo e figlio di Nicolò. Nato nel 1586 a Castelnuovo nella Val Lagarina, si recò a Salisburgo su iniziativa dello zio Antonio per iniziare una carriera clericale. Divenuto arcivescovo nel 1619, fino al 1653 incarnò in sé il modello ideale del principe e del vescovo. Anche dopo il suo trasferimento a Salisburgo, mantenne legami con i possedimenti Lodroniani trentini. L'architetto bergamasco Santino Solari, artefice della costruzione del duomo di Salisburgo e delle fortificazioni della città, fu incaricato di ingrandire e trasformare il Palazzo di Nogaredo. In questo periodo, quindi, l'edificio assunse l'aspetto attuale. La connessione architettonica al duomo di Salisburgo come pure al castello di Hellbrunn è evidente. Paride fece costruire la cappella dedicata a S.Carlo Borromeo, su progetto di Solari, con decorazioni della volta di Donato (fra Arsenio) Mascagni.
 

Paride Lodron morì nel 1653 e fu sepolto nel duomo di Salisburgo.
Quando all'inizio del Settecento il ramo di Vallagarina si estinse, subentrò ad esso quello delle Giudicarie.

Lo stemma della famiglia Lodron viene così descritto: il campo dello scudo è di colore rosso con un leone rampante d'argento, con la coda bifida intrecciata tre volte - cimiero: il leone del campo dello scudo nascente dalla corona.

Oltrepassato il portone che immette nel palazzo da Via Conti Lodron, ci si immerge nel verde del giardino dei ciliegi (come dice il nome, con molte piante di ciliegio); verso monte, un muro di cinta con una bella fontana con un leone che regge il motto "Fortitudo", emblema dei Conti Lodron. L'ingresso nobile del palazzo è sormontato da una statua in pietra calcarea che rappresenta un ufficiale imperiale in armatura (probabilmente lo stesso Nicolò). La porta nord immette in un bel viale alberato con ippocastani, fra due mura, che conduce alla località S.Lucia. Il cortile è aperto al pubblico.

Il palazzo è disposto su tre lati: un lungo corpo centrale e due ali.
Il corpo centrale è difeso verso valle da un muro con torri agli angoli. Il viale d'accesso è compreso fra due torri con naselli e feritoie.

 

Nelle sale del palazzo oggi si tengono concerti, manifestazioni culturali, si festeggiano matrimoni. Nel salone ogni autunno, in occasione del Festival Mozart di Rovereto viene fra altro eseguita la "Serenata Lodron ("Lodronische Nachtmusik"), che Mozart aveva composto a Salisburgo per i Lodron. La contessa Antonia Lodron era amica dei Mozart, che abitavano nella stessa via. Wolfgang Amadeus e la sorella Nannerl davano lezioni di pianoforte alle figlie della contessa. Il concerto per tre pianoforti, il K242, fu composto da Mozart per la contessa Antonia e le figlie Aloisia e Giuseppa Lodron. Quel concerto e due divertimenti del 1776-77, il K247 e il K278, che sono noti con il nome di Lodronsche Nachtmusiken (Serenate lodroniane) sono dedicati alla contessa stessa.
Durante il viaggio in Italia nel 1776 il compositore fu ospite dai Conti Lodron. Quel periodo Mozart lo volle immortalare nelle sue opere: Don Giovanni canta sul Marzemino, il vino tipico di questa regione, in un duetto con Leporello: "Versa il vino! Eccellente marzimino!".

 

Il centro del Palazzo è formato dalla sala del giudizio, dove furono tenuti i processi alle streghe. Il salone fu anche adibito a salone per concerti e Mozart pare fosse rimasto entusiasta dall'acustica di questa sala. Anche oggi, come allora, serate musicali, concerti o conferenze trovano in questa sala un ambiente ideale e speciale.
Il soffitto della sala da pranzo è arricchito da un affresco del XVI secolo racchiuso da una cornice ovale di stucchi. Un artista sconosciuto dipinse il Conte Ludovico Lodron in battaglia contro i Turchi. Si trova poi un grande tavolo per 16 persone, i cassettoni e un grande armadio.
Il salotto è dominato da una stufa a ole del XVII secolo e il pavimento è quello originale. Dal balcone in legno (costruito agli inizi del 1900) si può ammirare un bel panorama sulla Vallagarina.

 

 

 

 

Calendimaggio" in origine era "kalendae", derivato dal latino kalare (annuncio).
Presso i romani indicava l'annuncio delle festività che il Pontefice Massimo dava ogni primo del mese; queste feste, del kalendimaggio, consistevano in lunghe processioni nei campi e riti propiziatori alle divinità agresti.

In era cristiana, e ancora tutt'oggi, tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio avvengono le rogazioni, cioè processioni religiose lungo le strade di campagna, un auspicio del mondo contadino per i raccolti della nuova stagione.

Nel mondo contadino, la festa del calendimaggio è quindi l'annuncio della rinascita della natura dopo i rigori dell'inverno, l'auspicio ad un buon raccolto, e in un certo senso anche il segno della rinascita dell'uomo, la vittoria della luce sul buio, della magia buona sulle malefiche stregonerie.

La notte di Santa Valpurga, il 30 aprile, era la notte magica della veglia in cui si cacciavano le streghe (personalizzazione di ogni paura) e si strappavano le frasche dai noccioli per costruire le bacchette dei maghi, e il primo maggio rappresentava il passaggio dalla paura delle forze del male alla luce della primavera e del nuovo raccolto, una notte liberatoria dalle vecchie paure e bene augurante per la nuova stagione.
Verso il XVII secolo il Calendimaggio venne sostituito dal "maggio sacro" della Chiesa e più recentemente, dal 1889, dalla "Festa del lavoro".

Nogaredo, legato anticamente alle streghe (le ultime processate e condannate nel 1647), trova nel Calendimaggio il simbolo della magia oltre la paura, della riflessione sul femminile e sulla ricerca del ben essere inteso come armonioso equilibrio della persona.

 

 

 

 

Nogaredo dista ca. 23 km da Trento e ca. 75 da Verona.

 

In automobile:
- la Vallagarina è solcata dall'Autostrada A22 del Brennero e il casello di uscita (circa 1.5 km di distanza) per Nogaredo si trova a Villa Lagarina - Uscita Rovereto Nord. All'uscita si gira a destra verso il semaforo e quindi a sinistra seguendo le indicazioni;
- si può raggiungere Nogaredo percorrendo la Strada Statale S.S. n. 12 del Brennero e giunti a Rovereto seguire le indicazioni, oppure percorrendo la S.P. 90 - Destra Adige, la quale tocca proprio il territorio nogaretano.

 

La stazione dei treni più vicina si trova nel Comune di Rovereto.

 

L'aeroporto più vicino è il Valerio Catullo di Verona Villafranca a Caselle di Sommacampagna

 

 

 

IL TESTO E' TRATTO DAL SITO PUBBLICO DEL COMUNE DI NOGAREDO

www.comune.nogaredo.tn.it

 

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